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Settembre 2017

La professione del Facilitatore – Intervista al Dr. Pino De Sario
Formatore e specialista in facilitazione nelle organizzazioni

Il facilitatore è un esperto delle dinamiche sociali e relazionali in ambito familiare, lavorativo e sociale, che interviene qualora nelle organizzazioni ci siano momenti di impasse o di cambiamento. Ne parliamo con il Dr. Pino De Sario, Psicologo dei gruppi, specialista in facilitazione e autore di oltre quindici libri.
Il dr. Pino De Sario sviluppa da anni una prospettiva particolare, rivolta alle tematiche di gruppo e di cambiamento individuale e organizzativo. Le sue aree di interesse specifiche sono: lo sviluppo della Facilitazione nell’ambito delle organizzazioni e nel sociale, la dinamica di gruppo, le competenze sociali e l’integrazione di fattori emotivi e motivazionali indirizzati all’azione.
Per dieci anni ha insegnato “Strumenti di facilitazione nel conflitto” presso il Corso di Laurea in Scienze per la Pace all’Università di Pisa. Insegna inoltre presso numerosi Master universitari e nel 2007 ha fondato la “Scuola Facilitatori”, presso la quale ricopre il ruolo di direttore scientifico. Poiché da anni lavora nelle organizzazioni come formatore e come consulente sui temi delle abilità manageriali e delle competenze sociali, in questa intervista ci indicherà quali sono le caratteristiche della professione del facilitatore e le competenze necessarie per intraprendere questa carriera.

Di seguito il link dove potrà trovare e visionare l’intervista da Lei gentilmente concessa per il portale Educaweb.it

http://www.educaweb.it/notizia/2017/09/18/professione-facilitatore-8211-intervista-dr-pino-sario-formatore-specialista-facilitazione-nelle-organizzazioni-15108/

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Maggio 2017

Comunicazione ecologica – Piscologia e Comunicazione

«Con il termine “comunicazione ecologica” viene indicata l’applicazione dei principi ecologici alle relazioni umane: coltivare le risorse di ogni persona, rispettare la diversità e nello stesso tempo mantenere una coesione globale in modo che le persone possano agire insieme per
un obiettivo comune. Come nella natura, così tra gli esseri umani c’è un equilibrio tra bisogni individuali e crescita della totalità. Pertanto le parole chiave della comunicazione ecologica sono: risorse, crescita, individualità e totalità». Così si apre il libro con cui Jerome Liss, psichiatra e psicoterapeuta
statunitense, avviava nel 1992 questo approccio nuovo alle relazioni interpersonali e nei gruppi.

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Gennaio 2017

Facilitazione in sanità – Un cambio di prospettiva: progettare con la facilitazione

“Troppe polemiche in reparto!”, “Di nuove procedure non se ne può più!”: scene di ordinaria e crescente negatività nelle équipe sanitarie di Asl e ospedali. Finalmente ecco un libro, insieme teorico e pratico, per facilitare gli operatori sanitari e migliorare il lavoro in reparto: direttori, medici e infermieri possono diventare “facilitatori”, aumentando produttività e inclusione presso le reti interdipartimento, le unità operative e i tavoli di audit clinico.
La Facilitazione in sanità è un prezioso compendio di metodi, strumenti e luoghi di sperimentazione della dacilitazione esperta, un nuovo approccio che ha 2 obiettivi simultanei, lavoro e persone; 4 funzioni operative; 18 metodi pratici; 7 dispositivi di applicazione. All’assistenza del paziente si giunge con una modalità lavorativa corale e negoziale, che unisce fattori e attori dell’azienda sanitaria, capace tuttavia di trasformare stress e limiti in nuove risorse lavorative. Negozialità e competenza diffusa rendono inoltre la Facilitazione esperta un metodo per l’équipe ma anche adatto per ridurre costi e sprechi. Un libro che prepara alla nuova sanità, centrata su intensità di cura, équipe multiprofessionali, “slow medicine” e umanizzazione.

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Novembre 2016

Fare riunioni che servono – Psicologia Contemporanea

Nella storia di tutti noi ci sono così tante riunioni pronte a scadere in inevitabili routine, che spesso non ci fanno vedere come migliorarle. È raro infatti che gruppi, associazioni, aziende ne vogliano acquisire nuove competenze. Le facciamo da sempre e dunque questo ci autorizza a pensare che le svolgiamo bene. Stessa sorte per la comunicazione inter-personale: visto che tutti sappiamo parlare, in automatico  pensiamo di sapere anche comunicare, ovvero ascoltare, domandare, negoziare, gestire divergenze e conflitti, fare sintesi ecc. Ma non è così.

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Marzo 2016

L’insegnante facilitatore, metodi e prospettive – Il modello INFA

La scuola come ogni altro contesto viene considerata ormai da tutti un’organizzazione complessa,
come l’azienda, la sanità, le amministrazioni. La complessità è data a nostro avviso dalla finalizzazione di un compito primario assegnato – per la scuola formare gli studenti – e la ridda di relazioni tecniche e sociali che si espletano al suo interno e all’esterno per raggiungere tale obiettivo.
Nei contesti complessi, tutti quelli dell’attuale nostra società, si fanno largo sistemi e tecnologie atte a
semplificare e ridurre le inevitabili complicanze, per riportare a forme agevolate il perseguimento
degli obiettivi tecnici, al pari delle funzioni sociali connesse. È quello che abbiamo inteso con colleghi, quando abbiamo allestito il modello di insegnante facilitatore, colui che si dispone a presidiare il piano di compito, la didattica, ma non può non curare il piano di relazione, denominato partecipazione.

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Novembre 2015

La gestione della negatività nei gruppi di progetto

Lavorare con risorse economiche e umane è un’esperienza che ci espone ad alte
soddisfazioni, ma spesso anche a frequenti frustrazioni. La nostra cultura europea,
fondata sul singolo e sulla nota separazione cartesiana tra corpo e mente, ci spinge ad
attribuire sempre agli altri le fonti di frustrazione e insuccesso, quello che qui andiamo a
chiamare “negatività”. Per negatività intendiamo la massa di problemi spesso accompagnati da coloriture di ansia e stress, gli episodi frequenti di divergenze e conflitti, quella patina di malessere
tipico di ogni gruppo o contesto, infine gli errori di esecuzione operativa. Un vero e proprio
tabù. Sono così presenti e diffusi gli episodi, ma al contempo sono così altamente lasciati
al caso, senza una sufficiente dotazione di nuove competenze: quello che con alcuni
colleghi abbiamo chiamato “capacità negativa” e “metodo antinegatività” .
La negatività è una manifestazione/fenomeno dissonante e disfunzionale, diffuso per via
trasversale:
– non occasionale, bensì frequente;
– non localizzabile, bensì diffusa a tutti i livelli;
– non di un soggetto solo, bensì ognuno porta la sua specifica.

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Ottobre 2015

La Facilitazione di gruppi e persone – Prove d’Orchestra

Stare insieme sembra facile, ma è forse una delle cose più complicate. Avete presente il celebre film di Federico Fellini “Prova d’orchestra”, in cui un direttore cerca di far suonare insieme i suoi orchestrali? All’inizio, è un gruppo di persone in cui ciascuno parla solo di sé, del suo strumento e delle sue cose, i più anziani non si intendono con i giovani e il direttore non risparmia aspre critiche fino a giungere a insulti e umiliazioni. Come spesso accade, un evento distruttivo fa da detonatore “positivo”. Persone stanche e deluse, arrabbiate e divise cominciano a cooperare e ad aiutare altre persone. La domanda è: ma
quegli orchestrali non potevano unirsi con il loro direttore prima della disgrazia? Non potevano attivarsi da sé? Non avevano già tutte le “intelligenze” per fare di quel gruppo una compagine organica e intonata?

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Maggio 2015

Il potere della negatività: l’importanza di conflitti e malessere nei gruppi di lavoro – Psicologia Contemporanea

Per negatività intendiamo i problemi che spesso sono accompagnati da coloriture di ansia e stress, gli
episodi frequenti di divergenze e conflitti, la patina di malessere tipico di ogni gruppo o contesto e infine gli errori di esecuzione operativa. Un vero e proprio tabù. Sui luoghi di lavoro sono fenomeni molto diffusi che però non sono mai realmente affrontati con strumenti che si possono definire di “gestione della negatività” o di “metodo antinegatività”.

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