Le 100 Domande

Categorie

Uno spazio interamente dedicato agli Allievi e a chi segue la nostra Scuola, nei diversi ruoli sociali e lavorativi. Tutti possono inviarci Domande di carattere applicativo e metodologico sui temi inerenti i gruppi, i conflitti, le emozioni, la convivenza relazionale. Chiediamo di formulare le Domande in forma sintetica e semplice. Le nostre risposte vorranno essere: a) brevi; b) con taglio concreto; c) con scrittura semplice. Un blocco consistente di 100 Domande è del 2021, a questa mole di quesiti vanno a seguire via via altre domande.


Inviaci la tua domanda

Condizioni D.Lgs. 196/03 e Regolamento (UE) no. 679/16. *
Ho preso visione dell'informativa sulla privacy (Leggi).

Captcha
Reinserisci il codice di seguito, per prevenire richieste di informazioni spam.
captcha


Archivio domande

Domanda 65

Le parole sono finestre, oppure muri, qual è il contributo della facilitazione al processo umano e sociale della comunicazione?

La comunicazione come competenza è stata introdotta nelle aziende a partire dagli Ottanta, perché si era colto la sua forza propulsiva. Quindi è poi seguita la stagione delle emozioni, dell’intelligenza emotiva dei Novanta, al cui centro resta sempre il linguaggio. Nei Duemila si è capito infine della componente innata, comunicare è un imperativo biologico naturale, che ci dà connessione e contenimento.
Pino De Sario

Domanda 64

Un facilitatore nei diversi ambiti usa sempre le stesse tecniche?

Direi di sì e anche di no. Sì, perché ha la cassetta degli attrezzi di base, nella testa, nei gesti e nel sentimento. No, perché il nostro approccio è situazionale, ovvero, si adegua alle specifiche situazioni.
Pino De Sario

Domanda 63

Produzione e Partecipazione sono da “piegare”, cosa vuole dire?

Uno, viaggiano parallele senza incontrarsi. Due, tendono a eccedere una sull’altra. Tre, piegarsi sta a significare che con metodo un facilitatore le interpella, le tiene in considerazione entrambe, metafora, è come un toro con le sue due corna. In sintesi il termine “piegare” vuole dire spingere all’integrazione, metterci caparbietà e impegno, perché si connettano, si rispettino, si modellino una con l’altra.
Pino De Sario

Domanda 62

Cosa vuol dire sostare per un facilitatore?

Sostare vuole dire in alcuni casi rallentare, fermarsi, riflettere, aprire considerazioni nel gruppo, del tipo “come va il nostro lavoro?”, “come vi sentite?”, “questo aspetto cosa vi suscita, quali pensieri e quali sentimenti emergono?”.
Pino De Sario

Domanda 61

Qual è la soglia di negatività in cui la facilitazione perde di efficacia o perde di senso?

La negatività è nel novero dell’aggressività. Il passaggio verso il polo più acuto si chiama violenza, qui il facilitatore sospende la sua azione e bisogna rivolgersi alle forze dell’ordine. Crediamo che però un facilitatore un po’ attrezzato possa fronteggiare negatività basse (lamenti, opposizioni) e anche alte (insulto e furore), ma oltre no.
Pino De Sario

Domanda 60

La negatività è la buca dove piantare l’albero della positività. Questo è un concetto che cambia il paradigma sulla negatività…, la negatività secondo te è indispensabile?

La negatività non decidiamo di agirla, ma è dentro e tra di noi. Persone e aziende che curano questa ecologia del giorno-notte o buca-albero, tendono a procedere in maniera più spedita, perché mettono in connessione elementi, aprono lo spettro di conoscenza, operazioni che hanno già di loro un’impronta trasformativa.
Pino De Sario

Domanda 59

Corpo e cervello: come l’uno e l’altro vengono embricati nella facilitazione?

Corpo e cervello risentono di leggi proprie interne e di costanti interazioni col fuori sociale e ambientale. Tutti sistemi aperti. Quindi corpo-cervello-relazioni si assemblano in formule istantanee che liberano la vita della mente (incarnata e relazionale). La facilitazione conosce le funzioni del cervello-corpo e prova a intervenire coi modi di parola per creare un ensemble poderoso. Di un sistema dentro a un altro per un mosaico interdipendente molto costruttivo e liberatorio.
Pino De Sario

Domanda 58

Se facilitare è dare del tu alla pluralità, cos’è ostacolare? Dare del lei agli individui?

Facilitare = pluralità, multifattorialità, diversità, insiemi. Ostacolare? La metterei così, con due dimensioni: se occasionale, gli accorderei il benestare di fisiologico e anche giusto, ostacolare è anche sano; se diviene sistematico, allora dalla fisiologia si passa alla “patologia”. Qui il facilitatore ha tanti strumenti per provare ad affrontare gli “ostacolatori”, i “bastian contrari” di turno.
Pino De Sario

Domanda 57

Perché il peggio della natura umana affascina tanto?

È chiamata “inclinazione alla negatività”, più che affascinare ci risucchia, ci attrae automaticamente. Per quello che abbiamo capito, interviene in noi un riflesso automatico, in cui diventiamo ipervigili su rischi e insidie (il “bastone”), che ci possono accoppare, e poi a livello innato abbiamo l’agitazione naturale che agisce nella testa, la nostra beneamata amigdala, una centralina sempre critica, paurosa, complottista. In sintesi, la negatività ci affascina perché la temiamo.
Pino De Sario

Domanda 56

Quali sono le principali teorie sulle quali si fonda la facilitazione?

Abbiamo tre grandi riferimenti: a) la psicologia con la dinamica di gruppo, Lewin e Liss i riferimenti; b) la neurobiologia col cervello tripartito e i tre comportamenti automatici, con gli studi di MacLean, Siegel e Porges; c) il management, con la consulenza di processo di Schein e Weick. A seguire anche molte altre.
Pino De Sario

Domanda 55

Saper facilitare è una competenza o è una maniacale implementazione di tecniche?

Il facilitatore non è un marziano. Fa leva sulla sua competenza, certo! Ma come escludere la componente inconscia che vive in tutti noi, che assurge quindi a riflessi poco consapevoli. Facilitare è un avamposto del voler bene, dell’estendere sentimenti amorevoli agli sconosciuti. Nell’impermanenza di questi sentimenti, che però proviamo ad allenare e alimentare con costanza.
Pino De Sario

Domanda 54

C’è un’età più adatta per fare il facilitatore?

Dipende dalla persona, dal suo grado di maturazione e realismo. Non c’è quindi un’età preferenziale, la forbice è aperta, da 21 anni a 70 anni e oltre.
Pino De Sario

Domanda 53

Un facilitatore può cambiare la vita delle persone con cui interagisce? E può farlo?

La vita ci cambia per incontri occasionali avvenuti, libri, docenti, fidanzati e fidanzate, un viaggio. Non troviamo nulla in contrario che una figura buona possa dare impulso a lampadine spente che si accendono. È solo un’eventualità positiva, poi prodotta con senso laico, semplice, rispettoso, non istrionico. Ci fossero più occasioni per cambiare, crescere!
Pino De Sario

Domanda 52

In quanti ambiti può agire un facilitatore?

In tutti gli ambiti. Il problema è che è una figura poco conosciuta e che per di più incontra indubbie resistenze. Non sempre le aziende vogliono davvero cambiare e migliorare.
Pino De Sario

Domanda 51

Con il termine facilitazione si pensa a facilitare gli altri, ma quali strumenti della Scuola aiutano gli allievi e futuri facilitatori a facilitare sé stessi?

Negli ultimi due anni le abbiamo chiamate “forme vitali”, pratiche salutari per la cura di sé, tra cui gratitudine, respirare, muoversi, condividere e altre ancora. La Scuola nel suo programma didattico accompagna gli allievi a prendere contatto con le proprie negatività, dentro il programma “curo il mio negativo”, oltre a spingerli a far fiorire loro qualità e talenti.
Pino De Sario

Domanda 50

Quali sono le trappole in cui può cadere anche un facilitatore esperto?

Sono tantissime: apprezza e viene preso per troppo docile, gestisce i tempi e viene preso per uno stressato, evoca il collettivo e viene preso per uno socializzatore fatuo. Detto ciò, avere troppa certezza sulle proprie capacità, del senso di umanità e dell’ampia cassetta degli attrezzi che sappiamo di avere, che unite alla “sindrome del salvatore”, ci possono far cadere nell’ennesima trappola.
Pino De Sario

Domanda 49

Come si prepara e si allena un facilitatore?

Preparazione: tendiamo a costruire scalette e moniti sul quaderno, partiamo sempre dalle parole chiave del committente, dal suo linguaggio e dalle sue aspettative e le incrociamo con un progetto della giornata che costruiamo su due piani: una scaletta di contenuto (Sca) e una breve lista di metodi di animazione (Met). Allenamento: studiare, fare cose piacevoli in genere, respirare, meditare, curare il proprio negativo; infine ridere di sé, nella propria sede, non fregarsene di quello che possono pensare amici e familiari.
Pino De Sario

Domanda 48

Un sindaco, un dirigente, un comandante di Polizia locale, i ruoli operativi, possono attivare positività se non hanno acquisito metodo e quindi competenze nella facilitazione?

Possono di certo. Negli anni abbiamo trovato persone senza una formazione, che liberavano capacità di alto livello nel dialogo, nell’ascolto, nella mediazione. Tuttavia, crediamo che queste positività possano accadere in modo occasionale, a singhiozzo. Siamo abbastanza convinti infatti, che solo con metodo si apra la porta di comportamenti graduali e continui. Ma seppur con metodo, va anche detto, che tutti siamo poi ondivaghi, lunatici, ambivalenti. Figuriamoci senza metodo.
Pino De Sario

Domanda 47

Perché la facilitazione deve essere un investimento per le nostre aziende?

Per molti aspetti, ne evidenziamo solo un paio: a) perché incarna una capacità orizzontale, dialogica, delle connessioni tra reparti, settori, egocentrismi, orticelli, ahimè molto diffusi; b) perché bonifica le situazioni, i team, le riunioni, aiuta le compagini a trovare contenuti e metodo per passare dal negativo al positivo, dall’egocentrismo al collettivo.
Pino De Sario

Domanda 46

Ci si può proporre facilitatori in una riunione, in un gruppo e agevolare la comunicazione su un problema che riguarda tutti?

Nei nostri libri l’abbiamo chiamato “facilitatore in time”, quando un membro alla pari si offre per facilitare o anche per mediare un conflitto. Lo troviamo un atto di generosità e altruismo. Va fatto!
Pino De Sario

Domanda 45

Quando si ravvisi la necessità di facilitare, come si può assumere il ruolo, nei casi in cui non c’è un mandato espresso. Come farsi accettare e affrontare le diffidenze?

In questo caso crediamo che molto si giochi sull’atteggiamento, sull’aria che emana il facilitatore. Sul modo con cui si presenta, si mette nel gioco del gruppo. Da principianti eravamo inevitabilmente contratti, rigidi, ingessati. Le diffidenze poi, possiamo metterle nel conto, è molto giusto che ci siano, sono un sintomo di intelligenza e realismo.
Pino De Sario

Domanda 44

La leadership facilitatrice alterna leva direttiva e partecipativa, ovvero?

Partire da un concetto basico, per cui ogni gruppo ha un doppio piano, produzione e partecipazione, razionalità e automatismi quasi tribali. Per produrre il capo presidia la direttività, per coinvolgere può spostarsi su quella partecipativa. Occorre che adotti uno spettro ampio di leadership, che richiede più sforzo, ma che gli fornisce più completezza; alternerà decisioni al singolare (“ho deciso!”) con consultazioni in stile plurale (“cosa proponete?”).
Pino De Sario

Domanda 43

Di quali strumenti ho bisogno come facilitatore interno per essere efficace?

Un capo, un primario, un urbanista che conduce un team di tecnici, tre gli strumenti: il primo è il doppio pedale apprezzamento e critica costruttiva (valorizzare-inibire); il secondo, il cambio turno con la parola circolare; il terzo, la gestione della negatività, prima comprendere e dopo agire.
Pino De Sario

Domanda 42

Posso essere facilitatore nel mio gruppo di lavoro?

Sì, certo! Con un’accortezza, la chiamiamo “cambio di cappello”, cioè annunciare il cambio di modo, per poter passare da leader di contenuto a leader di relazione, annunciandolo ai collaboratori. Un facilitatore non prende posizione ma agevola le parti. Un capo prende posizione, determina, conclude.
Pino De Sario

Domanda 41

In quali professioni la facilitazione può fornire un upgrade?

In quelle di coordinamento, dei responsabili di funzione (qualità, sicurezza, CSR, relazioni col pubblico); i leader di progetto, prodotto, di équipe; alcune professioni, tra cui comunicatori, progettisti, urbanisti, avvocati, architetti. Chi conduce decine di riunioni a settimana, chi ha relazioni a 360 gradi.
Pino De Sario