Cosa fa il facilitatore

QUALI SONO LE SUE CAPACITÀ DISTINTIVE?

Agevola, snellisce
La complicazione frequente è in particolare nelle nostre teste e nelle interazioni; con un intervento comunicativo e relazionale buono riusciamo a dare più snellezza e a “pulire” gli scambi da inutili distinguo e contorsioni.

Rende facili cose difficili
Per esempio far parlare tutti, operare sintesi, assegnare compiti e mansioni, curare gli alti e bassi tipici di ogni aggregazione, le negatività frequenti, tutti fenomeni che gestiamo con adeguati strumenti pratici.

Mette le persone a loro agio
La prima regola è accogliere, la seconda è non disconfermare, la terza è comprendere le ragioni dell’altro. Per alimentare l’agio poi proviamo a interagire con semplicità, genuinità, umiltà, ammettendo e non avendo sempre la soluzione pronta, ascoltando.

Sa che non è tutto compito, c’è anche la relazione
La facilitazione presidia i fattori di produzione e i fattori di partecipazione, come due piatti della bilancia, che non devono stare in equilibrio, bensì possono muoversi dinamicamente con recuperi e compensazioni: al piatto troppo basso si mette più peso sull’altro, perché essi siano in movimento e oscillazione.

Stabilisce una dialettica io-tu
Le barriere comunicative tra persone e settori sono di fatto sempre attive, occorre inserire capacità dialettiche, dialogiche reali, tramite feedback, domande, decentramento sull’altro, per abbassare le barriere e provare a sintonizzarsi, detta co-regolazione.

Accetta idee diverse
Le diversità disorientano e possono attivare emozioni di paura e ritiro, dall’altra sono davvero il germe della conoscenza e dell’azione costruttiva e produttiva, l’allenamento è quindi all’apertura e all’accoglienza, a puzzle olografici, composti da insiemi e pluralità.

Rende fluida una comunicazione o situazione bloccata
Fluida vuole dire non macerarsi e non impantanarsi, eventualità molto presente; anche in presenza di impasse (problemi, conflitti, malessere, errori) possiamo apportare elementi comunicativi per approfondire i motivi del blocco (la situazione e l’emozione), mossa fondamentale per uscirne.

Aiuta
Ciò che succede nell’altro ci riguarda, è parte anche di noi, quindi, a problemi e stranezze ci accostiamo con con umanità e compassione, sapendo che i vissuti sono molto simili e che serve una carica di comprensione e alterità per scioglierli e indirizzarli alle tante forme virtuose di convivenza.

Connette le differenze
Va bene, le differenze sono importanti e generative, ma come fare a collegarle? Non è facile, ma facilitabile: umanizzando il contesto, che sia meno rigido e giudicante e poi dando valore ai diversi contributi, provando a creare sintesi, che tengano conto delle pluralità emerse.

Agisce come ponte
La facilitazione è una funzione di connessione e di ponte, il facilitatore è il ruolo che sovrintende questa nuova capacità, mettendo in archivio il “divide et impera” e facendo crescere in maniera decisa un’alba nuova che porta il nome di “unisce et facilita”. La vita è adesso. Facilitare subito!

QUALI METODI IMPIEGA IN UNA RIUNIONE?


1. Cura dinamica, pluralità, circolarità

Ascolta, fa parlare tutti, opera sintesi, cura gli alti e bassi presenti in ogni aggregazione, le negatività frequenti, usa strumenti pratici.


2. Cerca la connessione con le persone

Crea connessione con l’accoglienza, la non disconferma, la comprensione delle ragioni dell’altro. Con semplicità, genuinità, umiltà.


3. Cura produzione e partecipazione

Presidia i fattori di produzione e di partecipazione, dando equanime importanza ai fatti ma anche al clima emotivo, ad azioni e parole.


4. Fa pendolarismo comunicativo

In ogni scambio scattano barriere e malintesi, agendo lo scambio in forma “io-tu” riduce i malintesi e fa crescere l’interazione efficace.


5. Aiuta con la “capacità negativa”

Si mette in sintonia con le persone quando emergono dissidi, negazioni, divergenze; accoglie e sosta nelle negatività.


6. Imprime ritmo

Introduce ritmo negli scambi, riducendo i monologhi; fa girare la parola. Il ritmo è modulazione della parola ma anche uso del corpo.


7. Ha presente che la razionalità è limitata (tre cervelli)

Siamo a razionalità limitata, i comportamenti sono un mix tra emozione e ragione, a cui vanno aggiunti il corpo e l’ambiente che ci circonda.


8. Connette negativo e positivo

Sviluppa una tensione molto costruttiva tra positivo e negativo, li considera appaiati, embricati, oscilla tra questi due poli.


9. Agisce le tre fasi nelle riunioni

Segue le tre fasi: si crea lo scambio (f. espressiva), si sta ancorati sui punti concreti (f. regolativa), si conclude coi fatti (f. performativa).


10. Fa “ponte”, l’intelligenza di unire
(intelligenza collettiva)

Sviluppa la funzione di connessione, al contempo osserva e si distanzia dal gruppo (per comprendere meglio), in direzione ostinata e contraria, verso una speciale intelligenza: l’intelligenza di unire.