Feedback degli allievi

Cosa rende speciale la nostra Formazione secondo i nostri allievi

“L’insieme immenso di riferimenti teorici”.
“L’approccio multiplo testa-cuore-corpo, pensieri-emozioni-fisicità”.
“La creazione di coesione e affiatamento nel gruppo”.
“Ascolto, condivisione, metrica, musica”.
“Capacità di collegamento tra i modelli teorici”.
“La dualità come motore per sviluppare livelli differenti”.
“Il clima in aula, i rimandi teorici, le modalità didattiche alternate in ogni modulo”.

Altre testimonianze di Allievi

Esperienza di vita collettiva!

Monica Lombini
La formazione della Scuola non è un semplice corso, è soprattutto un percorso, in cui si viene presi per mano e accompagnati. Un moltiplicatore (col prefisso “per”) grazie all’impronta di condivisione e collaborazione che il nostro comune percorso ha generato. Ne esco arricchita, ben oltre le aspettative che avevo nutrito. Infatti, mi pare di aver compiuto non una personale esperienza formativa, ma un’autentica esperienza di vita collettiva.

Il mondo verso il bello

Annalisa Lo Porto
Quello che ho imparato nella Scuola è ascoltare me stessa e gli altri. Ho preso atto della negatività che c’è dentro di noi e con la quale facciamo i conti in ogni momento della giornata. E che la negatività ci insegna molto delle persone e che è bello ribaltare i sentimenti da negativi a positivi cercando di assecondare i pensieri altrui per poi elaborarli in chiave positiva. Grazie.

Facilitatore: mi ricollego con me!

Matteo Carzaniga
La formazione qui non è solo tecniche, ma anche lavoro su sé stessi. Come facilitatori cerchiamo di stare nel gruppo con autenticità, ricorrendo agli strumenti, che specialmente all’inizio non vengono così facili. Come facilitatore mi può capitare che la situazione mi sfugga di mano, che mi senta giudicato, esagerato nelle aspettative, troppo rigido… ecco la Scuola mi ha indicato che in questi casi occorre che mi rimetta in collegamento con me stesso, oltre che agire metodi e strumenti nel gruppo.

Schiocca il momento

Anna Bares
Nel vivo di una lezione alla Scuola, mi trovo coi compagni di corso e con sollecitazioni del nostro facilitatore, a respirare con attenzione, a raccontarsi ed emozionarsi in modo aperto, a provare le tecniche. Per gioco, il conduttore schiocca le dita. Le schiocca con ritmo/con ritmo cadenza le parole/parole di senso che cedono al ritmo. Si forma una corrente magica di suoni e parole, di facce divertite e assaporate, un bel momento, caro nella memoria.

Distinguere e collegare

Lucia Vesentini
Essere facilitatrice è diventato una modalità “automatica” per stare nelle relazioni, mi vedo spesso a proporre piccole tecniche di aiuto alla relazione, anche in situazioni in cui non ho un ruolo ufficiale. Nel lavoro mi piace molto ricoprire il ruolo di facilitatrice, anche se in alcuni casi sento la difficoltà di “distinguere e collegare” quando le posizioni sono troppo diverse e gli animi surriscaldati.

Strabismo sfidante

Rocco Scolozzi
La didattica della Scuola Facilitatori la descriverei come “tridimensionale”, una didattica curata e con una costante attenzione a: 1) corpo, 2) mente dei singoli, 3) relazioni di apprendimento e riflessione nel gruppo. Più che le singole tecniche sto imparando per la mia professione questa attenzione, questo strabismo sfidante, e strumenti e paradigmi per allenarla e renderla utile ai gruppi che mi trovo giornalmente davanti.

Ogni domanda è un dono

Federica Amici
La Scuola Facilitatori è un cammino pieno di punti di domanda su ciò che siamo e ciò che possiamo portare. Ogni domanda è un dono, perché ogni volta che l’esperienza alla Scuola ce lo mette nei nostri pensieri, aggiungiamo una risposta. Sono affascinata dalla capacità di Pino di tenere insieme con leggerezza ed efficacia i tre cervelli: tecniche, movimento, emozioni, scem-terapy. E riuscire a passarci sensibilità e capacità in un modo che è allo stesso tempo teorico e pratico. Grazie!

Ora ho strumenti!

Carlo Andrea Oddi
I litigi, le critiche, le accuse, i contrasti, le incomprensioni mi fanno soffrire e mi mettono in grande difficoltà, nel lavoro e nelle relazioni. Con la Scuola sto imparando a cambiare il mio punto di vista sulla negatività. Innanzitutto ora ho a mia disposizione una serie di strumenti efficaci per affrontare la mia e quella degli altri, in secondo luogo ho capito che proprio lì nel malessere e nella sofferenza c’è una grande energia che possiamo trasformare in cambiamento e crescita, nel lavoro, nei rapporti e dentro di me.

Affascinante la capacità negativa

Alessandro De Chellis
La capacità negativa e la sua utile gestione è, secondo me, una delle tecniche di facilitazione più affascinanti, nel quadro del nostro Face-model. È l’insieme delle sofferenze, dei problemi organizzativi, individuali, malessere emotivo e relazionale, che affliggono le persone a prescindere dal contesto in cui sono inserite. Apparentemente, dunque, un campo minato pericoloso e da maneggiare con cura ma che secondo me è bacino di incredibile bellezza.

Strumenti, un mazzo di carte

Sara Bertocchini
Da quando frequento la Scuola ho compreso l’importanza di saper fare le domande e soprattutto l’importanza di parlare meno e ascoltare di più. Fondamentale il Senti-momento, con cui vengono nominati nel gruppo vissuti ed emozioni. Come strategica è la Parola circolare, che permette di coinvolgere estroversi e introversi e l’introduzione di mini-attivazioni col Corpo-piccolo e con la musica. La Facilitazione esperta è come un mazzo di carte, dove ognuna, se giocata al momento giusto, può cambiare il risultato di una partita!

Scendere e risalire

Fra Nicola Zuin
A conclusione del percorso formativo della Scuola sono grato per quanto ricevuto sia in termini di impianto teorico sia in termini di pratiche. Ho trovato illuminante il passaggio della gestione del negativo: il non ricorrere all’immediata soluzione (scorciatoismo) ma saper stare nel disagio, dargli cittadinanza per poi cercare insieme alla persona una possibile via di uscita.

Aggiungere e non togliere

Mascia Assogna
Più mi addentro nel favoloso mondo della Facilitazione e più penso che “facilitare” sia accompagnare le persone nella individuazione della strada più adatta alla gestione di criticità, nel contatto con le difficoltà, per superarle attraversandole, non evitandole. Tutto ciò con l’obiettivo di sviluppare abilità, che restino patrimonio importante di persone e team. Facilitare quindi non è togliere, bensì “aggiungere”: aggiungere consapevolezza, competenze, autonomia.

Ho iniziato a ballare!

Andrea Zanella
Avete presente in discoteca quello che sta sempre seduto sui divanetti? Ero io! Per disagio, vergogna, paura del giudizio altrui. Trovavo rifugio nel guscio protettivo e diventavo un blocco di ghiaccio, su cui i giudizi altrui mi scivolavano via senza scalfirmi: rigidità glaciale, marmorea, di mente e corpo. Formandomi presso la Scuola ho trovato un ambiente caloroso, accogliente, non giudicante e mi sono sciolto come un blocco di ghiaccio al sole. E ho iniziato a ballare!

L’intelligenza di unire

Anna Napoli
Della formazione della Scuola sto apprezzando particolarmente l’attitudine del facilitatore di focalizzare il “compito”, ovvero, integrare e connettere ruoli, persone e settori. Il punto di partenza e, contemporaneamente, l’obiettivo del facilitatore è: i) conoscere, con la “dualità” quale principio aggregante, curando le scissioni, le dicotomie; ii) regolare con la “integrazione”, distinzione più collegamento. Solo attraverso la Facilitazione esperta è possibile il raggiungimento di questi due obiettivi.

Il bello delle tecniche

Patrizia Ghiani
Parola chiave, parola direzionale, tripletta, terzo tempo… Alla Scuola Facilitatori ci sono arrivata curiosa, ma anche con la presunzione del background di tanti anni di lavoro. Sentir parlare di “tecniche” mi pareva costringente: ricordo che il Terzo tempo per me era andare a canestro, la Tripletta mi evocava il risultato della vecchia schedina…. Ma sperimentandole, ed entrandoci con ancora più consapevolezza nella sequenza dei tre livelli, ho apprezzato molto la tecnica come “strumento” e leva per il facilitatore.

Calma… è l’amigdala

Emilia Pellegrini
Conoscere la teoria dei tre cervelli mi sta aiutando ad avere la giusta lente con cui osservare il mio comportamento e quello degli altri.  Due esempi: sono una giovane ricercatrice universitaria e spesso mi capita di relazionarmi con professori e la cosa mi crea agitazione; in questi casi ripeto a me stessa “calma è l’amigdala!”. Il secondo, con gli amici, di fronte a una brutta notizia, è facile che un po’ tutti si agitino sullo schema “attacco/fuga”, aspetto su cui ora porto attenzione e conoscenza.

Ci assomigliamo

Bianca Zollo
Nella formazione alla Scuola si è parlato dei Tre comportamenti automatici che caratterizzano in nostro agire e questo studio mi ha rilassata. Comprendere e conoscere il funzionamento del nostro comportamento mi ha spinto nei giorni a osservare me stessa, i miei bambini, i colleghi e gli utenti e mi sono accorta di quanto “ci assomigliamo”, di quanto anche se in momenti diversi ci spegniamo, ci assentiamo o invece in altri siamo più aperti, collaborativi, pronti…

Nominare la negatività

Silvia Zuliani
Persone e organizzazioni nella nostra società generalmente evitano di “darle cittadinanza”, di indagarla, di definirla; preferiscono fornire soluzioni, magari rapide, e ricette standard per provare a superarla d’un balzo. A cosa mi riferisco? Alle tante negatività presenti nei gruppi. La Facilitazione ci insegna che la negatività – la propria, quella del gruppo – va accolta, esplorata senza giudizio e con metodo per meglio inquadrarla e comprenderla, potendo poi, allora sì, risalire al positivo, a piccoli passi, attraverso azioni concrete.

Imparo a so-stare

Emiliano Borello
Prima di cominciare il percorso alla Scuola, non sapevo dare un significato alla parola “sostare”. Nel mondo in cui viviamo, sempre di corsa, non c’è spazio per la “sosta”. Poi ho iniziato a capire, sperimentando su me stesso, cosa voglia dire “so-stare”, saper stare, in un problema, in una difficoltà. Allora ecco che il “so-stare” diventa uno strumento in nostro aiuto, per immergerci in una preoccupazione, o in un disagio, provare ad attraversarli, esplorarli, vivendo il qui e ora senza l’assillo di soluzioni, idealizzazioni.