Il Master-Face è la combinazione di una prima coppia data da Esperienza-Metodi. Nel processo formativo attiviamo poi una seconda coppia, Scoperta-Allenamento. Approdiamo infine insieme ad una terza coppia, Piano professionale-Personale. La didattica è multimodale, alterna cioè unità molto differenti tra loro, con salti generativi: ● Lezione interattiva ● Teoria nella pratica ● Esercitazioni ● Casi concreti ● Ascolto emotivo ● Movimento corporeo ● Muoversi con la musica ● Umorismo. Per un continuum di generi che compongono un corpo didattico attivo, coinvolgente, pratico, divertente.
Allievi dicono di alcuni metodi didattici
Collaborazione reciproca
Nella didattica di allenamento il Master propone ai suoi allievi di effettuare incontri periodici di ascolto profondo con un collega di corso, denominato “collaborazione reciproca”, per affinare le capacità di ascolto, esplorazione, di non giudizio e non-soluzione.
Cristina Savi
Confidarsi è uno dei più grandi doni che possiamo fare a noi stessi, un’occasione unica in cui sentirsi ascoltati davvero e poter offrire la nostra attenzione all’altro. Si tratta di un tempo che mi ritaglio con un partner, in cui raccontarmi, in cui essere me stessa senza timore del giudizio (al telefono, in presenza, online). Provo profonda gratitudine verso l’altra persona che è lì, con tutto l’ascolto attivo che può e con la fiducia che mi mostra nell’aprire il proprio mondo a me. Pratico la Collaborazione reciproca con impegno, ci siamo ritagliate un tempo definito, una volta ogni dieci giorni.

La mia biologia personale
Oltre ad un Allenamento sulle tecniche, il Master prevede un Allenamento sulla propria persona, di auto-osservazione sullo stato psicofisico che possiamo avvertire in molti istanti di una giornata. Una scheda aiuta alla sua compilazione. Annotiamo l’episodio, descriviamo il vissuto: i) come sentiamo il corpo; ii) quale sentimento proviamo; iii) che parole abbiamo nella testa e che pensieri mc passano.

Silvia Zuliani
La scheda “La mia biologia personale”, che accompagna la didattica dell’intero Master, mi ha consentito di sostare e fissare gli stati emotivi e corporei che mobilizzo in automatico nel fronteggiare le situazioni quotidiane, tra attivazione buona, agitazione e spegnimento. Dopo una serata sul divano a vedere un film che mi ha emozionata alle lacrime, ho registrato questo mio stato, appuntando non solo la sensazione di tranquilla sicurezza percepita, ma anche la reazione fisica delle lacrime e del calore, del battito leggero del cuore. Il contrario di ciò che ho annotato dopo che in piena notte mi ha svegliata il suono dell’allarme di casa: battito cardiaco accelerato, respiro breve, sensazione di freddo, paura e insicurezza…. sistema simpatico e dorso-vagale in pieno funzionamento…. Ho trovato nella scheda uno strumento semplice per allenare l’ascolto di me e per una maggiore consapevolezza corporea e comportamentale.
Matteo Carzaniga
Il master-Face ci propone la scheda della La mia biologia personale. Ho portato così l’attenzione su alcuni episodi in cui ho attraversato i “tre stati” di impegno, attacco-fuga, spegnimento, scrivendo come sentivo il mio corpo fisicamente, quali sentimenti provavo e quali pensieri mi passavano per la testa. Dopo averlo fatto un paio di volte ho preso coscienza e confidenza con queste mie reazioni emotive. Esse si ripetevano in maniera simile in varie situazioni, oppure variavano leggermente. Ho avuto la sensazione di conoscere meglio i miei vissuti personali che prima giudicavo e, sottovalutandoli, li dimenticavo. Ecco che così mi sfuggivano. Scrivendoli, invece, ho potuto farne memoria successivamente, guardandoli dall’esterno e prendendo contatto con aspetti sconosciuti, ma importanti, di me stesso.
La didattica con la biomusica
Biomusica è il termine che utilizziamo per indicare l’incontro tra musica e movimento corporeo, tra musica e biologia. La adottiamo nel Master per la sua vasta gamma di opportunità e risorse che riesce a creare. È uno strumento eccezionale in fatto di salute del singolo e di coesione nel gruppo, ricerche ci dicono che è in grado di sviluppare vere e proprie “onde cooperative”, un vero e proprio collante relazionale. Il suo potere naturale è quello di unire le persone e facilitare la comunicazione, il tutto rafforzando la coesione. Nel Master si impiega in alcune sessioni specifiche, alternandola alle sessioni metodologiche e scientifiche.
Silvia Rizzato
L’utilizzo della musica nel metodo proposto dalla Scuola Facilitatori potrei definirlo con il termine “spiazzante”, soprattutto se lo immagino all’interno di contesti formali, l’inaspettato che rappresenta una buona leva per rompere il ghiaccio, per attivare il corpo, per rilassarsi, per sentirsi parte di un gruppo. L’aspetto più significativo è che il movimento corporeo e la musica non sono prestazionali: ognuno di noi partecipanti può muoversi, può sentirsi parte di un gruppo che gioca senza dover essere imbarazzato o preoccupato di fare i movimenti giusti, di ballare “bene” perché il fulcro non è lo spettacolo ma il semplice movimento corporeo: attivarsi insieme, ognuno per come si sente e secondo le proprie capacità. É una grande opportunità che ci avvicina e ci permette di abbassare le difese.


Scem-terapy è umorismo
Abbiamo incominciato nel 2005 a sviluppare la Scem-terapy, la prima lezione con gli allievi è stata a Roma. Scem-terapy, da scemenza, scemità: un insieme di gag da fare in gruppo, di misure umoristiche, una fattoria di comicità. Siamo dell’idea che queste capacità si possano apprendere, ovviamente come per tante abilità, c’è chi parte avvantaggiato e chi meno.
L’umorismo nella facilitazione, al tavolo e nei gruppi, lo chiamiamo “umorface”, clima di leggerezza e piacere nella facilitazione esperta. La palestra per apprenderlo, allenarlo, è la Scem-terapy, per praticare il cazzeggio, quale capacità importante per salute e lavoro.
Federico Santin
La Scem-terapy è l’arte di usare la scemità a fin di bene, portando leggerezza e umorismo nelle riunioni. Sembra una cosa scema, ma è tutt’altro: lo confermano una quantità di studi. Lo dice la saggezza popolare (“ridere fa buon sangue”) ma anche la scienza. È un fatto scientifico… anzi “scemtifico”.

