Master, un altro universo!
Monica Marchesini
Il mio lavoro quotidiano è fare riunioni e gestire persone e la facilitazione può davvero fare la differenza! Sono ora al 2° liv. Il direttore Pino è veramente una forza della natura. Quando lo conosci per la prima volta puoi pensare “ma ci è o ci fa?”, poi capisci subito che non c’è nulla di costruito. Il Master su di me ha l’effetto di “altro universo”, dove mi sento protetta, libera di parlare fra pari. Tra scongelamento, cambio di sedia, attivazione con la musica, esercitazioni, il tempo passa velocissimo e ascolti, assimili e impari senza rendertene conto. Ti senti parte di una piccola rete umana. Mi sono chiesta perché fare un corso di facilitazione? Perché il tesoro che porto a casa non sono solo le tecniche ma anche emozioni, riconoscimento, accoglienza. Una goccia nel mare tanto preziosa!

Al Master mi sento più forte
Alessia Biscaro
Quando partecipo agli incontri del Master-Face, sento che piano piano viene fuori una parte diversa di me. Arrivo e sono una persona, col passare delle ore mi sento un’altra (anche migliore). La mattina del Master entro in aula e mi sento ancora assonnata e distaccata, con la testa altrove. Più passano le ore più comincio a sciogliermi e a entrare nel piacevole contesto del gruppo. Sempre di più mi rendo conto di quanto tra un modulo e l’altro mi manchi l’interazione col gruppo col grande arricchimento che ne deriva e con i metodi della facilitazione.
La pienezza del Master
Luisa Iavazzo
Mio caro Pino grazie a te, grazie alla nostra utilissima Scuola. Grazie per questo bellissimo percorso di studio e di vita vissuta, grazie per tutto quello che stiamo seminando insieme. La Facilitazione pian piano si sta radicando dentro e sta venendo alla luce in modo più naturale. Le tecniche stanno diventando un modo di vivere, di sentirsi e sentire gli altri. È come se avessi dato metodo a quella parte di me che non sapeva come uscire, hai rotto lo schema che mi lasciava chiusa nel mio “fortino”. La pienezza dei nostri incontri è stato ossigeno puro in questi tre anni insieme. Grazie!
Riflessioni sul Master-Face
Nicoletta Puglioli
Nel 2019 sono diventata allieva della Scuola. Fui colpita moltissimo dai metodi didattici, Pino alternava teoria, ascolto, esercizi di gruppo, cambio di sedie, scem-terapy, umorismo, attivazione corporea, lui compreso, al ritmo di musiche estratte da un repertorio molto vario e azzeccato. Sulle prime ci sentivamo strane, un po’ imbarazzate, poi questo sistema ci divertiva, ci caricava di energia positiva e al tempo stesso ci si smollava. A differenza di tutti i vari corsi a cui avevo partecipato, e nonostante ci fosse la stanchezza lavorativa del fine settimana, andavo a casa contenta e per niente annoiata. Ho quindi proseguito col 2° e 3° liv. e ritengo di aver fatto la scelta giusta, ho fatto un investimento sulla mia persona e lo considero un valore aggiunto molto importante.

Perché ho scelto questo Master
Matteo Carzaniga
Faccio parte di una Comunità Missionaria da otto anni. Sono nel tempo della formazione, ma ho finito la Teologia e nel mio percorso di consacrazione mi avvicino a nuove strade e mi sono lanciato nella ricerca di altri aspetti che mi stanno a cuore. Ecco allora che la mia ricerca è andata verso l’allargamento di questi temi e, la scorsa estate, ho preso per puro caso il libro “L’intelligenza di unire” che mi ha proprio colpito. Ringrazio per aver trovato la Scuola. Per me è molto preziosa tutta la ricerca che state portando avanti e le conclusioni a cui siete arrivati. Grazie perché fate proposte ampie e universali, rivolte non solo ad alcuni contesti, ma a tutti quelli che vogliono approfondire. Perché insegnate la pratica, mentre tanti insegnano solo la teoria. A me questo fa molto bene (perché sono più teorico che pratico, ma ho imparato e sto imparando quanto sia importante la pratica, il corpo…).
Contenta del 2° livello
Barbara Govoni
Son arrivata al secondo modulo del 2° liv. Il ritorno in aula dopo il 1° liv. online è stato potente, pieno di energia. È bello conoscere storie e progetti personali ed entrare in contatto con altri individui che, ognuno con i propri obiettivi, dedica tempo a tentare di unire le persone e a contribuire a far camminare i gruppi. Ho apprezzato in modo particolare che nel 2° liv. venga ancora più incentivata la collaborazione tra gli allievi. Sono uscita dalle prime due giornate con tanta voglia di facilitare a casa e al lavoro. Sono soddisfatta della scelta di proseguire il percorso e spero che anche tanti altri allievi del 1° liv. facciano altrettanto.
Pratiche e non prediche
Isabella Mati
Il passaggio didattico Meno prediche e più pratiche è stato per me utile ed efficace e secondo me agevola il compito del facilitatore o di chi sta cercando di diventarlo. Nelle numerose voci indicate (nel 2° liv. sono 30) quelle che mi colpiscono maggiormente sono il Connettersi col gruppo e la Gestione delle negatività. Ritengo che sia importante cercare di connettersi col gruppo fin da subito, per comprendere chi abbiamo davanti, qual è il contesto che andiamo a facilitare e quali tecniche occorre utilizzare per favorire uno scambio fruttuoso che porti ad affrontare i problemi. Quindi lo sforzo di me facilitatrice, fin dalle prime battute, può essere quello di creare un ambiente accogliente e aperto allo scambio di idee e punti di vista.

Nel Master mi sento trasformata
Elisa Trevisani
Il Master-Face lo sto frequentando, sono arrivata al 3° livello che svolgerò in autunno. Sto apprezzando tante cose: i) lo studio della nostra biologia (tre cervelli e tre comportamenti) che mi sta dando maggior consapevolezza; ii) cosa non fare: le mosse da evitare come facilitatrice; iii) le simulazioni; iv) i momenti con la musica per rivitalizzarci; v) i momenti di ascolto; vi) i momenti di “scem terapy” come pillole di leggerezza; vii) i cartelloni alle pareti; viii) gli esercizi da fare a casa. Un Master in cui mi sento trasformata!
Master che arricchisce
Simone Gentili
Sin dall’inizio del Master della Scuola ho sempre cercato di applicare gli strumenti appresi portandoli nella mia professione di educatore finanziario. Ho quindi potuto sperimentare molte tecniche e “posture umanizzanti”, curando il coinvolgimento e il clima sicuro nei gruppi. Alcune frasi dei miei partecipanti: “Ho trovato una connessione emotiva unica, coinvolgente!”, “Sono felicissimo dell’utilizzo del corpo, perché ci fa legare di più”, “Era quello di cui avevo bisogno, è stato rinfrescante”. Insomma, il Master arricchisce moltissimo noi allievi.
Nel Master si fa gruppo
Marta Perrone
Cos’è che ha accresciuto il senso di appartenenza al nostro gruppo (33a edizione)? Un elemento chiave è stato il divertimento. Per noi ogni appuntamento è stata un’esperienza che non vedevamo l’ora di vivere. Perché abbiamo imparato divertendoci, ci siamo messi in gioco, abbiamo costruito relazioni profonde attraverso momenti semplici, autentici. Adesso sappiamo che abbiamo un modo nuovo per stare assieme: parlandoci, ascoltandoci, muovendoci, curandoci…con una mano a vassoio e una vicinanza sentita.
Meno prediche e più pratiche
Manuela Bigagli
Alla fine di ogni livello la Scuola ci propone la scheda “Prediche-pratiche”. Da una parte ci sono, sì, i principi, le cose che “in teoria” sappiamo di dover fare, gli auspici del facilitatore. Nella colonna affianco sono indicate le tecniche da mettere in atto per creare dal vivo gli auspici stessi. Questo dà la consapevolezza di aver davvero degli strumenti in più a disposizione. Le leggo e si affacciano subito gli esempi fatti a lezione, le esercitazioni nel gruppo e i tentativi di pratica nel quotidiano.

La facilitazione ci aiuta
Elisa Trevisani
La cosa positiva del Master-Face è che gli argomenti che trattiamo non sono solo principi nozionistici ma sono tecniche molto utili che si possono mettere in pratica nella vita concreta. Spesso infatti incontriamo chi si lamenta, chi litiga, un gruppo con cui fare una riunione, chi ci fa critiche in famiglia o al lavoro, oppure io che mi trovo a rimpiangere una reazione esagerata fuori luogo. La facilitazione ci aiuta a creare ponti, a rafforzare relazioni, a stare meglio, a capire e collegare (almeno un po’) la realtà complessa. La facilitazione ci fa tirare fuori il nostro meglio; se tutti la conoscessero il mondo sarebbe un po’ più umano.
La forza della teoria
Emilia Pellegrini
Spesso le teorie vengono percepite come un riferimento concettuale un po’ astratto, difficilmente riscontrabile nella realtà. Con lo studio attivo ed esperienziale fatto con la Scuola, invece, mi è risultato più chiaro che le teorie possono sostenerci anche in aspetti molto pratici del quotidiano. Ad esempio, quando mi trovo con una persona agitata che impiega frasi con “tutto è sbagliato” o “nessuno mi aiuta”, trovo nella teoria dei Tre cervelli un grande supporto, perché vedo con occhi più chiari quel meccanismo regressivo che esiste in tutti noi. Questo mi aiuta a non personalizzare, quindi a non vivere quell’attacco nei miei confronti, riuscendo a mantenere una migliore lucidità di comportamento.
Clic di fiducia
Alessandra Pardini
Frequentato il 2° liv, sto iniziando il 3°., lavoro come educatrice in un nido di infanzia. Durante una riunione con i genitori ho applicato alcune tecniche apprese, in particolare lo Scongelamento, creando un ambiente accogliente, caldo con musica di sottofondo: ho notato che i genitori si sono sentiti da subito a loro agio, si sono formati piccoli gruppi dove socializzavano, i loro volti erano sorridenti e rilassati. Inizialmente mi ero sentita un po’ tesa ma dopo poco mi sono rilassata anch’io. L’altra pratica che ho potuto sperimentare è stata la Parola circolare, nel cerchio composto da genitori, coordinatori ed educatrici, il Cambio turno ha svolto una funzione di coesione e inclusione, che proprio non immaginavo: qui mi sono servita di un gomitolo di lana per fare in modo che tutti potessero essere coinvolti.
Cos’è facilitazione?
Classe di 1° livello – 20a edizione
Facilitazione è aiutare l’altro a divenire cosciente della propria agitazione emotiva, per giungere a un po’ di calma e comunicare con efficacia (Merilisa). Per me l’essenza della facilitazione è ben racchiusa nel trinomio: distinguere-collegare-fare l’accordo (Mascia). Per me consiste nell’indirizzare il “messaggio” all’altro, avendo cura di impiegare la “modalità adeguata” affinché giunga e venga compreso, le persone divengono veicolo della comunicazione altrui (Cinzia). La facilitazione come motore di processi inclusivi per l’integrazione delle risorse (Benedetta). La facilitazione come terreno delle “possibilità”, un campo di forze molto ampio, uno “spazio sicuro” in cui favorire l’incontro, l’ascolto empatico, il dialogo aperto, le decisioni prese con il minor impatto di resistenza, l’armonia tra le differenze. Facilitare è “rendere facile”. È accompagnare, sostenere, agevolare sé stessi e gli altri (Roberto).
La persona così com’è
Merilisa Canali
Dopo aver frequentato il corso di 1° livello, quel che maggiormente mi ha colpito è che la Facilitazione accoglie la persona così com’è, in uno stato d’animo positivo come in uno negativo, supportandola verso un ripristino della razionalità e quindi della capacità di comunicare. Capire e saper applicare queste tecniche consente ad ognuno di migliorare le proprie relazioni, in qualsiasi ambito.
Accendere la nostra umanità
Vittorio Rago
Col Master-Face ho imparato a fare entrare in gioco le emozioni in contesti fortemente razionali.
Lavoro in un’azienda che opera nel campo dell’innovazione tecnologica e capita spesso che il gruppo si spenga durante i meeting che coordino, le idee non emergono, la parola non gira. Col 1° liv. ho compreso quanto possa essere importante far entrare in gioco le emozioni chiedendo al gruppo un sentimento sul tema in questione, un mini “circle-time” in cui per primo esprimo un’opinione con calore, con parole semplici di cuore. In questo modo ricomincia a circolare una buona vitalità, le energie tornano in campo. La Scuola Facilitatori mi ha insegnato ad esercitare questi momenti in maniera intenzionale, con garbo e calore.
Studiare “facilitazione”
Nazzarena Agostini
Prendo la dispensa e mi organizzo: matita, evidenziatore, quaderno degli appunti. L’ansia è sempre la stessa: speriamo che questa volta riesco a cogliere pienamente il senso di ciò che leggo senza impazzire saltando da una pagina all’altra. Vedo una mappa, la riconosco. Inizia la lettura e d’un fiato arrivo alla fine del capitolo. Tutto mi è chiaro. Non voglio perdere la scia miracolosa e vado avanti padroneggiando i concetti che mi scorrono sotto agli occhi come solo un facilitatore quasi esperto sa fare. Qualunque pagina apro si dispiega davanti a me un sapere organico che ora mi è improvvisamente chiaro. Quell’ errore è stato il chiaro segnale che finalmente la strada intrapresa verso la “facilitazione esperta” è la strada giusta.

