A cosa serve

PERCHÉ ABBIAMO BISOGNO DELLA FACILITAZIONE?

Diversi sono gli obiettivi di una facilitazione in un gruppo o contesto: unione, gestione delle criticità, risveglio delle possibilità, impronta collettiva.

Unione
La facilitazione, lavorando sulla presenza e su quello che c’è realmente in una data situazione, va a ricercare i fattori di reciproco riconoscimento delle differenze (distinzione), per tentare poi di indirizzarle costruttivamente verso forme di convivenza (collegamento), tra cui comunicare, chiarificarsi, negoziare, mediare, unirsi, cooperare.

Gestione delle criticità
Alle buone parole non si arriva per via lineare e intellettuale (“sii positivo”, “dai collaboriamo!”), ogni contesto umano è invece complicato, intrecciato, controverso, ambivalente. Ogni aggregazione ha più tratti divergenti negativi, che collaborativi positivi. Una facilitazione è un processo in cui un facilitatore aiuta le parti a comprendere le negatività e ricercare soluzioni. È un cammino in cui le parti vengono aiutate a passare da divergenze e negazioni a proposte e integrazioni.

Risveglio delle possibilità
La forza della “facilitazione esperta” è aver costruito un metodo (mappe, presenza, tecniche) per arrivare alle “buone parole”, passando dalle “cattive parole”, per contenerle, e se possibile anche neutralizzarle. Con un’ispirazione in più: è possibile riaccendere i potenziali delle persone, capacità inespresse, ignorate, nascoste di soggetti e gruppi.

Impronta collettiva
Proprio come esiste un fattore di intelligenza generale (g) esiste anche un “fattore c”, che predice la capacità di un gruppo a ottenere buoni risultati con un’intelligenza collettiva superiore. Qui l’intelligenza individuale non è il fattore più importante, la leva strategica è data da nuove capacità circolari e collettive, tra cui la “sensibilità sociale” (cogliere emozioni, curare il clima di lavoro) e la “parola circolare” (distribuzione equa dei turni di parola).