Domanda 109
Riunione all’interno di un’associazione, siamo in un gruppo piccolo (5-7 persone) e l’obiettivo dell’incontro è sia condividere come stiamo ma anche prendere delle decisioni su delle attività. Il mio ruolo non è di facilitatrice, quindi sono coinvolta nella discussione. Ogni volta che si prova ad affrontare un tema si tende ad andare sempre nella direzione del pettegolezzo (tipo lui/lei non ha detto/non ha fatto) invece di affrontare i contenuti. Come far sì che possa emergere la negatività senza scivolare nel pettegolezzo?
Emilia
È proprio una grande consuetudine quella di perdersi nel pettegolezzo, oppure altre volte, nelle minuzie, nei particolari; in effetti il pettegolezzo lo potremmo vedere anche sotto questa luce: ci perdiamo nelle super-nicchie di pensiero-vissuto per non vedere il paesaggio più vasto. Un classico di noi umani, creature potenti ma anche fragili. La strada maestra vede due possibilità.
La prima, spingere qualche contenuto oltre la barriera del pettegolezzo e fare in modo che al primo argomento vi possiate fermare per approfondire, se possibile con più turni di parola. Questo sarebbe un buono spostamento, almeno sul terreno di argomenti vivi per l’associazione. Ricordo che approfondimento (profondità) e circolarità sono due ingredienti molto buoni per poter voltare pagina, dalla complicanza alla facilitazione.
La seconda, è che tu come membro dell’associazione possa proporre un momento di “circle-time”, ovvero di ascolto nel cerchio, coi tuo compagni e amici. Questo drenerebbe parte del pettegolezzo e lo tramuterebbe in una forma migliore di espressione personale. Qui il punto è mettere elementi umanizzanti e collettivi nuovi, che hanno il pregio di coinvolgere e richiamare parti migliori delle singole persone. Una domanda di ingresso che puoi proporre è: “come stiamo nel gruppo, un sentimento buono e uno difficile?, facciamo un giro”, al quale anche tu ovviamente prendi parola. Buona facilitazione!
Pino De Sario