Domanda 114

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Ipotizziamo un processo di facilitazione con una persona. Siamo nel momento in cui esploriamo la negatività. Può capitare che una persona ponga delle domande dirette al facilitatore?
Esempio, Vittorio: “in questi momenti di disagio sul lavoro, con i colleghi… proprio non so come fare. Lei cosa farebbe al mio posto?” (rivolto al facilitatore).
Stiamo studiando che il facilitatore non dà soluzioni e ricette, ma strumenti. Quella stessa domanda rivolta al facilitatore potrebbe anche essere “Lei cosa ne pensa?” “Mi piacerebbe avere un suo parere al riguardo” o ancora, “Lei pensa che abbia sbagliato ad agire in quel modo?” Come potrebbe agire il facilitatore senza sembrare troppo invadente, rigido, decisionista. Potrebbe il facilitatore riportare il momento presente sulla negatività del soggetto? Esempio risposta del facilitatore:” io penso che queste considerazioni siano molto interessanti, apprezzo che mi abbia fatto questa domanda. Quando parla di disagio sul lavoro con i colleghi…. c’è stato un evento in particolare che l’ha scossa”?
Michele

La risposta del facilitatore è bene che ci sia, però a mio avviso è bene che sia una risposta che presenti due caratteristiche di metodo: i) presenti una parte razionale e una di sentimento; ii) sia completa dei vantaggi e svantaggi. Per evitare di calare dall’alto del ruolo in forma prescrittiva e fredda, unidirezionale, sulla pelle del protagonista. La risposta del facilitatore è comunque successiva alla sosta nel problema, all’indagine del contesto e dell’emozione (realtà vissuta).
Provo comunque con un esempio, il facilitatore dice: “Vittorio, certamente coi colleghi occorre parlare, chiarire, almeno un po’, visto che passa gran parte della giornata con loro. Serve tuttavia fare un passo alla volta, accogliendo la sua anche motivata ripulsa nei loro confronti Come la sente questa possibilità” (razionalità e sentimento). Altra prova: “Forse Vittorio parlarne coi colleghi è utile, vantaggi, qualcosa si sblocca, svantaggi, qualcosa può anche precipitare, come sente questo che le sto dicendo?” (vantaggi-svantaggi). La formula è dare una risposta aperta, riflessiva, che presenti le difficoltà, non le azzeri, le tenga ben in conto.
Pino De Sario