Le 100 Domande

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Uno spazio interamente dedicato agli Allievi e a chi segue la nostra Scuola, nei diversi ruoli sociali e lavorativi. Tutti possono inviarci Domande di carattere applicativo e metodologico sui temi inerenti i gruppi, i conflitti, le emozioni, la convivenza relazionale. Chiediamo di formulare le Domande in forma sintetica e semplice. Le nostre risposte vorranno essere: a) brevi; b) con taglio concreto; c) con scrittura semplice. Un blocco consistente di 100 Domande è del 2021, a questa mole di quesiti vanno a seguire via via altre domande.


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Archivio domande

Domanda 15

Quella del facilitatore è una professionalità riconosciuta? Ci si campa?

Sul piano normativo non è riconosciuto. Poi in alcuni ambiti, vedi Fao e Ue a Bruxelles, esiste la figura che opera al loro interno. Non si campa solo di facilitazioni, ma questa competenza deve accompagnarsi ad altre, come il formatore, consulente o altre.
Pino De Sario

Domanda 14

Quali differenze ci sono tra facilitatore, mediatore e coach?

Il facilitatore nasce per il gruppo e le sue parti produttive ed emotive, per la gestione dei conflitti ma anche per lo sviluppo della conoscenza. Il mediatore è specifico alla trasformazione del conflitto. Il coach nasce con valenza one-to-one ed è specifico alle skills di carriera e per le figure di vertice.
Pino De Sario

Domanda 13

Quale metafora meglio racconta il lavoro del facilitatore?
Il ponte. Il ponte che mette in collegamento due sponde. Che resteranno sempre distinte e anche necessarie, altrimenti il fiume esonderebbe subito, o no? Collegare quindi, due entità distinte tramite un contatto, forte o occasionale che sia. Da qui, la frase del 2017, “unire ben sapendo delle forze che dividono.” Integrare sapendo distinguere. Questo è il quid dell’aggettivo “esperta”: una capacità che governi l’ambivalenza tra unire-dividere, integrare-distinguere.
Pino De Sario

Domanda 12

Quali competenze deve mettere in campo un facilitatore in un gruppo?

Tante, le primarie sono: a) mettere in collegamento compito e persone; b) coinvolgere con la parola; c) trasformare le negatività che sono tante; d) attivare verso buoni risultati.
Pino De Sario

Domanda 11

Come nasce la facilitazione? In quale ambito o pensiero trova le sue radici?

Prima Rogers in ambito di psicologia, poi Knowles nella formazione degli adulti, poi gli urbanisti inglesi, poi il management comportamentale (Schein, Thaler), poi parti della neurobiologia (Cozolino, Siegel), tutte spinte convergenti per coagulare i tanti interessi scomposti di una società complessa e moderna e approdare alle mille forme di democrazia deliberativa e al lavoro di gruppo.
Pino De Sario

Domanda 10

Un sinonimo di facilitatore è?

Un consulente che rende più semplici manovre complesse, tra cui: negoziazione, convivenza, apprendimento, innovazione, benessere, crescita, adultità, empowerment, ottimalità, respiro, resilienza, ingaggio sociale, organizzazione, nudge (spinta gentile), inclusione, diversità, emozioni come motore generativo, dinamismo, flow (flusso e presenza ottimale), risultato.
Pino De Sario

Domanda 09

Chi può praticare la facilitazione?

Nel senso di “esperta” la praticano soltanto persone debitamente formate, dopo training apposito di 180 ore più richiami. Il nostro Master-Face laurea le persone come “facilitatori esperti”.
Pino De Sario

Domanda 08

Quali obiettivi ha la facilitazione?

Unire, gestire, senso collettivo. Ma anche, risvegliare il sonno di una grande fetta di adulti, mettere “calore sociale” nelle situazioni, il “veicolo” essenziale per crescere.
Pino De Sario

Domanda 07

Di cosa si occupa il facilitatore?

Del piano della parola e delle idee, del piano del fare e delle azioni, senza sottovalutare il piano controverso e ambivalente delle nostre emozioni. Si occupa delle persone senza dimenticare degli obiettivi del gruppo e, viceversa, si occupa degli obiettivi senza dimenticare le persone.
Pino De Sario

Domanda 06

Qual è il compito principale del facilitatore?

Far parlare le persone, tutte, e specificare le azioni in forma corale, di team. Ma anche ha il compito di snellire, agevolare, rendere fruibili funzioni e operazioni complesse. La facilitazione si occupa anche di far crescere l’energia umana, esaltando la produttività al tramonto di vecchi modelli paternalistici o stakanovisti che ci spremono fino a esaurirci. È più bello e appagante lavorare cooperando con gli altri, produce visioni e creatività, ammorbidisce le nostre personalità, coltivando più emozioni costruttive e gentili.
Pino De Sario

Domanda 05

Chi è il facilitatore?

È un agente di cambiamento. Un moderatore, una persona che sa come calmare l’agitazione tipica di noi umani (artenuare). Secondo il mio modello è poi un catalizzatore, un mediatore, un agente di aiuto, un motivatore. Il facilitatore sa che molti agiti sono mossi da una forte presenza della paura, che egli prova a trasformare in direzione di sensibilità, fiducia, unione. Il facilitatore assume un ruolo privilegiato di “terzietà”, di persona non implicata, che gli offre una capacità di osservazione nitida. È molto difficile rimanere un osservatore quando sei un partecipante. Morale, il partecipante vede di un problema uno specchietto parziale e autoriflesso, mentre il facilitatore ne intercetta aspetti lucidi aperti, proprio per il suo non invischiamento.
Pino De Sario

Domanda 04

Perché si parla di “facilitazione esperta”?

Perché è un metodo costruito per il lavoro in gruppo, da esercitare in situazioni complesse e ambivalenti, dove non basta fare discorsi intellettuali o appelli lineari “dobbiamo collaborare”. In ogni gruppo i propositi coscienti sono solo una parte minoritaria delle attività lavorative e comunicative, che presentano una gran massa di processi cerebrali veloci e automatici, accompagnati da poca o nessuna consapevolezza. Un facilitatore fa attenzione alle parole che pronuncia nel gruppo, cosa dice e cosa fa, ma al contempo, si centra anche su “come sta assieme al gruppo” (essere-con), specialmente durante momenti stressanti sul piano emotivo, quando la situazione tende a declinare e peggiorare. Tutto ciò connota una nuova capacità esperta.
Pino De Sario

Domanda 03

E in quali contesti si può applicare?

In tutti. Abbiamo svolto facilitazioni dal carcere all’azienda, dagli asili agli infermieri, alle polizie e alle forze armate, con gruppi per la pace, del non profit, le cooperative, lo sport, la scuola. Sempre lavorando con adulti.
Pino De Sario

Domanda 02

A cosa serve la facilitazione?

A creare un buon clima di lavoro, un piano di interazione efficace, un modo di condurre problemi e attriti in direzione costruttiva, a fare esercizio di “relianza”, relazione e alleanza, come dice Edgar Morin, ad aumentare il pensiero complesso e la cultura delle relazioni come ci insegna Fritjof Capra. Ma anche saper collegare una moltitudine di punti di vista soggettivi sul mondo e su un oggetto, come afferma il matematico Grothendieck, che definisce “stato di verità” quella situazione in cui si mobilitano le attitudini ricettive e di ascolto, che fanno evolvere le singolarità parziali verso punti di vista più ricchi, più rotondi, come è di fatto una mente detta “grandangolare”.
Pino De Sario

Domanda 01

Cos’è facilitazione?

La facilitazione è una capacità sociotecnica che può agire chiunque, per unire le persone nei gruppi di lavoro, per gestire le dinamiche ambivalenti interne, per introdurre un maggiore senso collettivo e di partecipazione. Una capacità da inserirsi nelle organizzazioni di tutti i contesti, nelle relazioni professionali faccia-a-faccia, nei casi di conflitti e negatività, nei casi di complessità e di reti interassociative.
Pino De Sario