Le 100 Domande
CategorieUno spazio interamente dedicato agli Allievi e a chi segue la nostra Scuola, nei diversi ruoli sociali e lavorativi. Tutti possono inviarci Domande di carattere applicativo e metodologico sui temi inerenti i gruppi, i conflitti, le emozioni, la convivenza relazionale. Chiediamo di formulare le Domande in forma sintetica e semplice. Le nostre risposte vorranno essere: a) brevi; b) con taglio concreto; c) con scrittura semplice. Un blocco consistente di 100 Domande è del 2021, a questa mole di quesiti vanno a seguire via via altre domande.
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Domanda 90
Come passare in un gruppo dalle fazioni contrapposte alla collaborazione?
Un grande psicologo americano, Albert Ellis, dice su noi umani che “siamo tutti degli svitati del cazzo!” Dunque, bisogna accogliere questa dimensione di imperfezione e di possibile regressione sempre pronta. Non abbiamo come facilitatori la bacchetta magica. Le fazioni vivono nelle teste e nei corpi, in una cabina mentale a mo’ di archivio, detta repertorio, ovvero, dove stazionano le tante situazioni pregresse che non si cancellano con un colpo di spugna. Il meccanismo è automatico e completamente inconsapevole e l’avvertimento, il ragionamento, quasi sempre si rivelano inutili, il cervello ha funzionamenti davvero complicati. Abbiamo tutti la tendenza ad allargare le categorie dei pericoli e delle negatività anche quando esse calano, altro fattore di “inclinazione alla negatività”. Quindi, la prima mossa efficace è mettere in conto che le fazioni esistono e il facilitatore si specializza su come accoglierle, contenerle, ma anche su come intercettarle e spingerle a confrontarsi. Possiamo voler bene alle fazioni.
Pino De Sario
Domanda 89
Durante la facilitazione online di un gruppo, come vanno gestiti i momenti di silenzio?
Bella domanda. Beh ammettendo l’imbarazzo dentro di te. Poi con un po’ di umorismo, io per esempio dico “mi raccomando uno per volta, altrimenti vi accavallate” e invece c’è un silenzio da brivido. Poi il silenzio è anche riflessivo, c’è bisogno di pensare e riprocessare le cose emerse. Poi è un’occasione per una pausa, per una punteggiatura, in cui magari cambia il quadro, si volta pagina.
Pino De Sario
Domanda 88
Come faccio a guadagnarmi la fiducia dei partecipanti? A volte, come facilitatrice, mi sembra mi vedano come una “spia”?
Il segreto è l’umiltà, non tirarsela, sintonizzarsi col gruppo sulle corde umane, semplici. Non insistere per giustificarsi e avere sempre ragione. Ammettere la fragilità e la propria vulnerabilità. Facendo così le persone tendono ad abbassare la rudezza, ad allearsi e a competere meno.
Pino De Sario
Domanda 87
Come sei partito con la tua ricerca?
Da ignorante della materia avevo immaginato che ci fosse un modo diverso di fare gruppo e riunioni. Sono partito da questa molla interna e tutta empirica, improvvisata! Poi ho incontrato Jerome Liss e lavorato con lui per trenta anni, ho studiato psicologia e poi neurobiologia, ho seguito corsi, seminari, ho studiato autori e approcci. La mia palestra è stata comunque la Biosistemica e la facilitazione proposta da un immenso Jerome.
Pino De Sario
Domanda 86
Quale una difficoltà incontrata?
Da principiante mi prendeva l’ansia rispetto a persone introverse che mi incutevano soggezione. Oppure, i verbosi monopolizzatori, mi trasmettono ancora oggi agitazione. Molti allievi che avevano adottato la positività come unico parametro di riferimento. Poi, alcuni giovani e con poca ricerca su di sé, quando snobbano le parti sulla negatività. Ma hanno ragione loro.
Pino De Sario
Domanda 85
Qual è la critica più grande che come facilitatore hai ricevuto nel tuo lavoro?
Il pensiero va ad alcuni episodi. Firenze, allieve che spazientite mi dicono “ma queste cose le abbiamo già fatte”. Roma, una co-docente che mi aggredisce “non è vero che il ‘perché’ indagativo non funziona, noi lo usiamo”. Roma ancora, al mio modo di fare gruppo salta su uno con “questi metodi ecumenici mi trovano perplesso”. Milano, allievo della mia Scuola che afferma “le varie didattiche si sono svolte in maniera troppo poco strutturata”. Qualcosa c’era, ma con assunti a mio avviso esagerati. Ma anch’io a volte sui temi a cui credo metto enfasi, per il valore profuso, ma anche per le “ferite” del mio passato, gli aspetti non risolti, che dormono dentro di me e che all’improvviso escono fuori.
Pino De Sario
Domanda 84
In un gruppo molto diversificato come fare a trovare la vena inclusiva e coinvolgente?
È sempre l’ambiente franco, genuino, vicino ai fatti, ai luoghi e alle persone. Poi la concretezza aiuta. Poi il ritmo e il cambio turno danno vitalità e spinta.
Pino De Sario
Domanda 83
Come riuscire a far sorgere le domande?
Tre le piste utili: a) creare un ambiente franco, schietto, diretto, reale (non finto); b) portare lo scambio a livelli delle cose concrete, le cose quotidiane; c) porre alcuni dilemmi, dubbi, cose incerte, che squarciano la questione o il problema, provocando curiosità e inclusione (caricano il cervello).
Pino De Sario
Domanda 82
Quando il facilitatore può decidere di risalire dalla negatività verso la positività? Non è facile individuarlo.
La discesa senza risalita non funziona, come anche la risalita senza discesa non va. Una è in funzione dell’altra. Nei gruppi è così insolito l’uso di una capacità esplorativa delle negatività, che alle persone noto che non gli sembra vero. Nella scelta per la risalita ti può aiutare il tempo, l’orologio, esempio, se abbiamo dieci minuti in tutto, dopo sei puoi andare in risalita verso le soluzioni.
Pino De Sario
Domanda 81
Come gestisco un relatore logorroico in una riunione online?
Online o in presenza cambiano alcune cose ma neanche troppo. Serve il coraggio e serve un po’ di metodo: a) attivarsi col corpo; b) seguire con una giusta tensione il discorso lungo, pazientare; c) inserirsi appena è possibile; d) annunciare che si vuole turnare la parola; e) offrire la parola ad altri.
Pino De Sario
Domanda 80
L’ascolto profondo è una dote o si può imparare?
Si può imparare, come del resto l’umorismo, l’assertività, il linguaggio del corpo intenzionale e tanto altro. Imparare vuol dire studiare e provare, poi ancora provare e poi studiare. Aggiungendo quel nuovo apprendimento nei gangli della propria personalità.
Pino De Sario
Domanda 79
L’umiltà, l’umorismo, la leggerezza, vengono praticati per curare sé e gli altri?
Certamente sì! I nostri cervelli di loro sono agitati, in ansia, si induriscono per poter affrontare i colpi della vita. Lavorare, condividere, farsi gruppo richiedono anche facoltà “morbide”, flessibili, un piccolo bagno di qualità femminili, ricettive e coesive.
Pino De Sario
Domanda 78
Chiedere scusa con un “terzo tempo”, è possibile o bisogna acquisire formazione per migliorare le relazioni di lavoro, che non devono essere necessariamente amicali?
No, chiedere scusa è alla portata di tutti, proprio tutti, con o senza formazione. Poi una formazione aiuta. Terzo tempo, voce del verbo “riparare”. Nei corsi studiamo il terzo tempo anche quando “va in aceto”. Esempio, chiedo scusa e l’altro mi dà addosso, fa il maestrino, che faccio? Evito di battibeccare, l’altro è più forte in quel momento, ribadisco il mio intendimento riparativo, lo esplicito bene e mi congedo.
Pino De Sario
Domanda 77
Come si affronta, ad esempio durante le riunioni, il negativo degli interventi?
Il negativo richiede accoglienza e contenimento, poca disconferma e tanta esplorazione. In una frase tipo “sto male”. Non funziona la risposta “non è vero, dai, hai una bella faccia”. Funziona invece “male per cosa, racconta…”
Pino De Sario
Domanda 76
Nella riunione produttiva il facilitatore soffoca le critiche o le accoglie senza pregiudizi?
Il facilitatore non è un santo o un monaco, no. Proviamo con sforzo e metodo ad accogliere ed esplorare le critiche, certo. Proviamo a fare tuttavia quello che possiamo.
Pino De Sario
Domanda 75
Quali domande si possono fare per capire se ci sono le condizioni?
Prima possiamo provare con il concetto semplice, con parole povere, che il corpo in movimento produce più attenzione e più memoria e il corpo statico entra in un’attenzione fluttuante di quasi dormiveglia. Poi con una piccola proposta sulla quale ci saranno di certo i favorevoli e i resistenti, con garbo procederei, rispettando sia gli uni che gli altri. Rispettare e spingere.
Pino De Sario
Domanda 74
Come si capisce preventivamente se la situazione consente di ricorrere a tecniche di circle-time, utilizzare la musica, lavorare con il corpo?
In parte, se il gruppo è con la mente presente, non mostra troppe inibizioni o distrazioni, e non è in preda alla “morte apparente”. Un gruppo normale insomma, con i suoi lati facili e difficili. Ma qui il facilitatore se non mette coraggio, non va da nessuna parte. Un’allieva infermiera, ha introdotto per esempio la musica e il ballo nei briefing nell’équipe e ha verificato che i suoi colleghi glielo richiedono, per cui spesso le realtà superano in meglio le nostre titubanze. Bene no?
Pino De Sario
Domanda 73
Ascoltare tutte le voci per il facilitatore è sufficiente?
Beh è un passo chiave l’ascolto e anche il dialogo. Però non basta. Occorre saper sostare nelle negatività in maniera umana e organizzata allo stesso tempo. Dobbiamo quindi avanzare su negoziazione e decisione, quale atto complesso, in cui le parole passino da intenti a fatti. Come un bruco diventa farfalla. Una metamorfosi bellissima, il fare sia nella parola e la parola sia nel fare.
Pino De Sario
Domanda 72
L’apprezzamento altruistico è praticato per rendere il clima più umano?
Il focus umano è riconoscersi: il riconoscimento è dato dall’essere visti dall’altro. Contro la malattia dell’indifferenza e della solitudine. L’apprezzamento Berne lo chiama “carezza”, Schein “personizzazione”, Porges “ingaggio sociale”. L’apprezzamento è il meglio che possiamo donare all’altro, perché trattasi di un riconoscimento positivo che una volta ricevuto “ci fa volare” nel vero senso della parola.
Pino De Sario
Domanda 71
Il “corpo esperto applicato”, in epoca Covid e di distanziamento fisico come si può applicare?
Con la mascherina sul volto, distanziati, possiamo comunque agire la gestualità al tavolo, esprimere con gli occhi (più difficile), ricercare un comportamento comunque genuino, flessibile, non troppo ingessato. Nella nostra Scuola, quando si fa didattica in presenza, per il cambio di posto nell’aula (prossemica dinamica), ogni partecipante si porta dietro la sua sedia. Sul digitale, conviene fare attenzione alla postura, alla faccia, e cercare piccoli movimenti per generare presenza, tra cui anche il respiro e l’uso della musica.
Pino De Sario
Domanda 70
Nel caso di conflitto latente e non dichiarato come si gestiscono le due parti tenendo conto degli effetti di condizionamento sugli altri membri del gruppo?
Non abbiamo troppe vie da percorrere in questo caso. Una da tentare è evitare discorsi formali ed evitanti, frasi ampollose e razionali, cercando piccole aggiunte semplici e sentite. Occorre spingere in una via più emotiva e non tanto nella solita razionale. Un buon mix sarebbe auspicabile.
Pino De Sario
Domanda 69
Nel caso di conflitto aperto e animato (litigio evidente) tra due parti come gestire gli schieramenti degli altri membri?
Nello scontro, non funziona idealizzare la pace, conviene invece far emergere le critiche incrociate. Dopo tre turni tra le parti confliggenti, conviene aprire sul gruppo, chiedendo pareri aggiuntivi. Questa mossa tende a stemperare l’attrito tra le due parti e ad ammorbidire la dinamica e dare voce a persone terze. Non tutte vorranno esporsi, ma alcune lo fanno senza troppo indugiare.
Pino De Sario
Domanda 68
Quali tecniche per disinnescare il sabotaggio di un soggetto denigrante?
Abbiamo molto collaudato lo strumento della parola chiave, grande invenzione di Jerome Liss. Occorre evitare più possibile la disconferma, ed estrarre invece una parte della frase di sabotaggio, per ricavarne qualche elemento concreto, passare cioè dalle opinioni denigranti ai fatti concreti, che risulteranno così più affrontabili.
Pino De Sario
Domanda 67
La parola circolare alimenta il flusso facilitato? Se sì, perché?
Sono diverse le cose buone che produce: forma un allineamento, crea aderenza alla situazione, aumenta l’attenzione, spinge verso dentro le persone per quel suo moto circolare che provoca una spinta centripeta verso dentro, non ultimo, carica il cervello, fa sentire le persone più piene.
Pino De Sario
Domanda 66
Cosa si intende per comunicazione circolare e qual è l’attenzione più rilevante che mette in pratica il facilitatore per garantirla?
Circolare vuole dire che in un tavolo o in un’aula, siamo capaci di far girare la parola tramite il cambio turno, moderando i verbosi e incoraggiando i timidi. L’attenzione è sul concetto di ritmo, una sensibilità che si forma col tempo, quando cioè i cambi di parola compongono dei “saltelli buoni”, come delle fontanelle che zampillano, al posto della verbosità che mette al tappeto. Occorre sfavorire il monologo che di suo esclude e alimenta la dispersione!
Pino De Sario